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	<title>Manifestazioni culturali</title>
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	  <title>Manifestazioni culturali</title>
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	  <description>La vita degli abitanti della Riviera di Paklenica è legata in modo indissolubile alla montagna. Il monte Velebit cela molti villaggi dove potete provare il fascino della cucina locale e in alcuni villaggi potete fermarvi per trascorrere tutte le vostre vacanze immersi in un mondo del passato.

La storia ha lasciato qui molte tracce: numerosi reperti antichi, le fortezze Paklaric e la torre Vecka kula dei tempi delle invasioni turche, la chiesa paleoslava di San Pietro, nonché pietre tombali, provenienti da usi funerari locali che rappresentano un tipico fenomeno di questa regione.

Nel maggiore altopiano del monte Velebit, il Veliko Rujno, si trova la chiesa di Santa Maria, santuario votivo, dove per tradizione arrivano pellegrini in occasione della festa dell’Assunzione della Vergine Maria del 15 agosto.

La torre VECKA KULA
Si trova proprio sul promontorio della più bella spiaggia di Starigrad, la cosidetta Kulina ai margini del campo Vecko Polje. Si tratta probabilmente di una torre di vedetta costruita nel tardo medioevo (nel secolo XIV –XVI), ma secondo una leggenda sul re Pasoslav, la torre era la reggia del re.


MURI A SECCO E TUMULI
Sulle colline carsiche e sulle prominenti creste del monte Velebit nell’età del bronzo e nell’età del ferro si costruivano fortezze difensive con muri a secco (di pietre senza calcestruzzo), le cosidette GRADINE. Servivano pure come rifugio in caso di pericolo per la popolazione dei villaggi adiacenti, e alcune erano forse abitate di continuo dai potenti locali. Oggi sono in rovina, però in qualche luogo si possono vedere ancora dei muri a secco circolari alti alcuni metri.

Nelle immediate vicinanze di una Gradina ci sono spesso dei tumuli sepolcrali, chiamati GROBNE GOMILE. Si tratta di cumuli di grandi pietre di forma sferica sotto ai quali, in tombe fatte di piastre di pietra, venivano sepolti i potenti di allora. La maggior parte di questi Tumuli è stata saccheggiata. Si possono vedere ancora in qualche luogo, come per esempio nella zona del casale Ljubotic sopra Tribanj – Kruscice.

LA CHIESA DELLA MADONNA A VELIKA RUJNA
Nel maggiore altopiano del monte Velebit chiamato Velika Rujna, a 900 metri sul livello del mare, sopra Starigrad&#45;Paklenica, ci sono le rovine della vecchia chiesa accanto alla nuova chiesa della Madonna. Nel passato gli abitanti del luogo vivevano prevalentemente di allevamento del bestiame, e la maggior parte dell’anno, per portare a pascolo il bestiame si trattenevano nei lontani casali del Velebit. Questa è la ragione perché questa chiesetta si trova così in alto in montagna.

Con il tempo la chiesa divenne troppo piccola per la popolazione del territorio di Starigrad e nel 1930, grazie all’interessamento del famoso sacerdote e camminatore alpinista Don Ante Adzija di Starigrad, gli abitanti costruirono una nuova chiesa vicino a quella vecchia, usando le pietre della vecchia chiesa. Anche se lo stile di vita in questa regione è cambiata, in quanto negli anni 60 del secolo XX la popolazione ha emigrato verso la costa dedicandosi al turismo, è rimasto l’uso di fare un pelegrinaggio fino alla chiesa della Madonna in occasione della festa dell’Assunta del 15 agosto.

Ogni anno un numero sempre più grande di pellegrini va a Velika Rujna, seguendo il sentiero montano. Dopo la solenne santa messa di ferragosto che si tiene nella chiesa della Madonna, i fedeli formano una maestosa processione. Ogni famiglia prepara per questa occasione un piatto speciale e invita parenti e amici. A sera c’è una grande festa chiamata Bikarija lungo la riva del mare a Starigrad.

*Origine: www.rivijera&#45;paklenica.hr</description> 
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	  <title>Chiesa di San Pietro</title>
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	  <description>Chiesa medievale situata accanto alla Magistrale adriatica, tra Starigrad e Selin. Attorno alla chiesa si trova cimitero, usato dalla metà del &apos;200. Sono state conservate imponenti stelle funerali con la forma di massicce lastre di pietra sporadicamente ornate di semplici rappresentazioni in basso rilievo, risalenti ai secoli XIV&#45;XVI. La chiesa è costruita nello stile preromanico paleocroato, probabilmente al cavallo del IX e il X secolo.

Accanto alla chiesina c&apos;è una piccola costruzione, la quale si crede di aver svolto la funzione di battistero. &quot;Grazie a un frammento si poté distinguere che la chiesa era costruita da una benefattrice, la quale si era votata ad essa, così come era il caso della costruzione di chiese e cappelle nell&apos;epoca paleocroata&quot; &#45; Rukavina, A. Campane sotto le stelle, &quot;Ličke župe&quot;, Gospić, 1984.

Negli anni recenti si sono svolte ricerche archeologiche sul sito della chiesa, che sicuramente porteranno a nuove conoscenze su questa chiesa.

Tranne la chiesa di San Pietro, nell&apos;area più larga ci sono anche altri monumenti medievali degni di essere visitati:


	la fortezza di Santa Trinità, situata a circa 6 km a ovest di Starigrad&#45;Paklenica, vicino al paese di Tribanj&#45;Šibuljine – una delle fortezze più grandi del sesto secolo scoperte fino ad oggi nell&apos;area tra Meleda e l&apos;Istria;
	la fortezza militare tardoanticha situata sopra il paese di Modrič, nella regione di Gradina;
	la fortezza Paklarić, situata nella prossima vicinanza dell&apos;ingresso nel Parco nazionale di Paklenica, a 100 m sopra il livello del mare, fino alla quale porta un sistemato sentiero educativo, e la quale dà una vista magnifica su tutto il canale della Morlacca;
	la chiesa di San Jurij in Rovanjska, un paese 10 km lontano da Starigrad&#45;Paklenica.


*Origine: www.rivijera&#45;paklenica.hr</description> 
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	  <title>La casa etnologica “Marasovic”</title>
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	  <description>Nella casa etnica Marasovic, una piccola collezione etnica contiene una parte di utensili, attrezzi e mobili conservati casalinghi, zootecnici, agricoli ed altri, che ci presentano una parte del lungo e ricco passato, il modo di vivere, le usanze e le credenze degli abitanti di questa regione.

Nella casa c’ è anche un piccolo centro informativo con un negozio di souvenir etnici. La casa etnica Marasovic si trova a Stari&#45;grad&#45;Paklenica nelle immediate vicinanze del Parco Nazionale di Paklenica, nel paese di Marasovici.

Nell’ ambiente autoctono della cantina della casa etnica Marasovic Marasovic, nell’ offerta gastronomica potete trovare i piatti tradizionali di questa zona, che pur essendo modesti e semplici, abbondano di ricchi sapori ed aromi.

Quello che è l’ Olimpo per i Greci, il Monte Bianco per gli Europei, il Fuji per i Giapponesi, il Kilas per gli Indiani ed i Tibetani, questo è il Velebit per i Croati. Ricca di un particolare mondo vegetale ed animale, questa montagna carsica è stata, fin dalla preistoria, il fondamento della sopravvivenza umana. Indoeuropei, Illiri, Japodi, Liburni, Romani, Croati... Tutti questi popoli vivevano nella zona del Velebit e non sono mai scomparsi completamente, ma vi sono sempre rimasti in parte e si sono assimilati con gli immigrati, hanno tramandato ed assunto il modo di guadagnare con l’ attività economica, le usanze, le credenze...

Fin dai tempi antichi il principale ramo economico fu l’ allevamento del bestiame. Il modo di vivere e guadagnare con l’ attività economica, con dei cambiamenti insignificanti, per secoli è rimasto lo stesso e solo recentemente ha iniziato a cambiare.

Quando veniva a mancare, in estate, il foraggio nella zona costiera, gli allevatori di bestiame conducevano le numerose greggi di pecore e capre sulle montagne, dove soggiornavano cinque o sei mesi. Sui versanti montuosi, presso i pascoli e l’ acqua, costruirono delle abitazioni pastorali &#45; modeste case basse costruite con muri a secco.

In estate, nei pascoli del Velebit, soggiornava molta gente, come lo testimoniano, molte strutture sacre, piccole e grandi, come chiesette, cappellette, mirila, altari,... Attraverso il Velebit passavano anche le vie commerciali delle carovane. Gli abitanti portavano i loro prodotti, in primo luogo il sale, poi anche i manufatti in legno, i fichi ed altri prodotti agricoli, su cavalli, asini o sulle spalle, nella Lika, dove li barattavano per la farina, i mobili e cose simili. Una di queste vie conduceva attraverso la Velika Paklenica, giungendo nella Lika in una decina di ore.

Oltre che dell’ allevamento del bestiame, gli abitanti si occupavano della produzione di latticini (formaggio) e della lavorazione della lana, con cui le donne facevano vestiario, coperte ed altre cose necessarie per l’ uso personale, la vendita o lo scambio. Gli uomini si occupavano della lavorazione di oggetti di legno &#45; piccoli mobili ed attrezzi. Nella zona costiera era sviluppata anche la viticoltura, che si è spenta nei tempi odierni e poi la coltivazione delle olive, che si sviluppa di nuovo.

I paesi del litorale sono piccoli ed ammassati, per lo più di tipo mediterraneo. Le case erano arredate in modo semplice e modesto, i mobili erano di legno, lavorati a mano. Al pianterreno si trovavano il camino (focolare) e la cantina oppure il bestiame ed al piano superiore la camera da letto. I tetti erano ricoperti di tegole e, verso l’ inizio del 20° secolo, con la comparsa del cemento, si costruivano tetti di cemento a botte senza armatura, i cosiddetti tetti a cupola. Questo stile di costruzione del tetto è unico, pur essendoci somiglianza con i tetti costruiti in alcune altre zone mediterranee.

Dalla metà del secolo scorso, più esattamente dalla costruzione della cosiddetta Magistrale Adriatica e dal fenomeno del turismo e delle possibilità di spostarsi in centri più grandi, la vita e&apos; cambiata rapidamente.

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	  <title>Vetri antichi di Argiruntum</title>
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	  <description>E &apos;un fatto poco noto che oggi Starigrad&#45;Paklenica emerso dalle fondamenta dell&apos;antica città &#45; Argyruntum. Il Plinio il Vecchio (Caius Olinius Secundus), nel suo libro &quot;Storia Naturale&quot;, Argyruntum stata quotata oppida, il che significa villaggio, i cui abitanti hanno acquisito la cittadinanza romana.

Il paese è situato su una piccola penisola della superficie totale di 3,5 h, circondato da mura, come evidenziato da un monumento epigrafico.

Dopo che il monumento è risultato Argyruntum ricevuto e rango municipium durante il regno di Tiberio (31&#45;35.g.). Come Zadar, Porec e in altre città della prima età imperiale si presume essere tra le mura là di strada regolare (cardo e decumano). Lungo la strada principale antica che ha portato in città c&apos;era una &quot;città dei morti&quot; &#45; cimitero.

Vetro antico ArgyruntumIstraživanje necropoli ha fornito molte testimonianze di alto livello culturale e di civiltà della popolazione di quella città. Le ceneri del defunto cremato lento in vetro, pietra o ceramica urne, e con lui erano, come è consuetudine in tutto l&apos;Impero Romano, articoli lente vari per le disposizioni del defunto, &quot;l&apos;altro mondo&quot;. Così è trovato vari di vetro e vasi di ceramica, osso, gioielli in metallo e ambra, lucerne, etc. Per evidenziare il valore di gioielli ambra &#45; da perline semplici anelli con ritratti di donne e di dialogo riccamente decorata, così come un gran numero di lampade ad olio &#45; Erba medica .

Ancient ArgyruntumNajzanimljivija vetro è certamente una collezione di antiche vetro &#45; anche 146 vasi di diverse forme (ciotole, tazze, bottiglie).

Con tutti aggiornati esplorato e trovato si può dire che il Starigrad&#45;Paklenica suo antico periodo vissuto nella piena gloria della civiltà dell&apos;Impero Romano. La raccolta di vetro antico esposto nel Museo Archeologico di Zara.

* Tratto da http://www.rivijera&#45;paklenica.hr</description> 
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	  <title>Mirila</title>
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	  <description>Sul Velebit passa, prospetti e radure, lungo i sentieri di montagna, si trovano Mirila, segni sepolcrali di pietra. Sono stati creati in un&apos;epoca in cui le persone vivevano e morivano nelle frazioni Velebit (17a&#45;20a c.), E sopravvisse principalmente sul bestiame.

Essi conservano i ricordi delle persone che sono morte sulle pendici della montagna, dovevano essere portato alla chiesa del paese e al cimitero dove sono stati sepolti.

Su questo difficile percorso è stato permesso di fermare, riposo e il defunto a terra in un solo luogo &#45; luogo in cui il defunto avrebbe salutare il sole.

Starigrad Paklenica &#45; MirilaNa il sito è in fase di costruzione è riconciliato &#45; misure (di pace) del defunto contrassegnato da una lapide e la pietra di base, di pavimentazione tra loro, e simboli in bassorilievo inciso pietra tombale. Sono stati venerati e visitato oltre la tomba, dove &quot;solo il corpo senza l&apos;anima che è rimasto al provvedimento&quot;.

Starigrad Paklenica &#45; MirilaMistični arte sulle lapidi, tra i quali la croce più comuni e cerchio solare, che punta alla continuità di decorazione artistica di culture preistoriche, via primo Cristianesimo e l&apos;iconografia di lapidi, mentre le iscrizioni sono rari e appartengono a tempi più recenti. Come marcatori di pietra di un culto funerale unico, riconciliati con noi attraverso la dogana, stile di vita e la creazione di un intero tempo.

Starigrad Paklenica &#45; MirilaStaza comprende sei località mirila vicino al villaggio Ljubotić, l&apos;ex centro di questa parte del Velebit, che gravitava popolazione di tutte le frazioni circostanti. C&apos;è anche un cimitero locale &#45; l&apos;origine delle processioni che portavano il defunto per la sepoltura. Ciascuno dei siti in parola e immagine porta la storia di questa usanza unica. Il più grande sito conservato con più di 300 mirila sono chiamati. Vukićeva mirila (4), che si trova lungo la vecchia strada che collegava la frazione Bristovac con Ljubotić.

Starigrad Paklenica &#45; elevazione MirilaS dove si trova il cosiddetto. Renjevačka mirila (5), offre una vista mozzafiato di tutto il canale di Velebit, fino al di Zara.

Sulla via del ritorno, è possibile rilassarsi al cancello Velebit azienda, visitare una mostra etno e permanente dello sviluppo dell&apos;apicoltura in Dalmazia e del Mediterraneo, e su appuntamento e gustare le specialità locali.

&#45; Il tempo necessario per la visita: 2 ore;
&#45; Attrezzatura richiesta: abbigliamento sportivo e calzature, acqua;
&#45; Difficoltà: facile, tranne che per la salita verso Località 5 e la discesa al villaggio Ljubotić &#45; media difficoltà.
&#45; Lunghezza del percorso: 5 km



* Tratto da http://www.rivijera&#45;paklenica.hr</description> 
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	  <title>Un breve viaggio nel passato</title>
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	Il sentiero istruttivo
	Il Mesolitico
	Il Neolitico e l’ Età del Rame
	L’ Età del Bronzo e del Ferro
	L’ Età Antica
	Il Medioevo e l’ Età Moderna


&amp;nbsp;

Il sentiero istruttivo
Ad un primo sguardo, la pendenza marittimo di Velebit sembra un deserto di pietra, inadatto per occupazione umana. Questo aspetto è fuorviante, tuttavia, dal momento che l’area è stata risolta circa diecimila anni fa, se non prima. Antica in inquilini bi ettari hanno lasciato molte tracce della loro presenza, la loro storia e preistoria. Il nostro viaggio attraverso il passato ha cinque brevi capitoli. I primi tre accordo con la preistoria, da cacciatori&#45;raccoglitori della finale Ice Age, attraverso i pastori neolitici, per capi Liburni e l’alba della storia. Gli ultimi due coprono il periodo storico della dominazione romana e difficili tempi del Medioevo.

Il Mesolitico
Le prime tracce umane sul Velebit Durante l’ultima era glaciale, questa regione probabilmente è stata abitata da piccole bande di cacciatori&#45;raccoglitori del Paleolitico, proprio come il resto del Mediterraneo. A quel tempo, il livello del mare era circa 120 metri più in basso rispetto a oggi. L’intero Adriatico era terraferma, una pianura erbosa tentacolare sostenere grandi mandrie di bovini selvatici e cavalli. Canale di Velebit era un’ampia vallata attraversata da un fiume, mentre Velebit si era freddo e poco invitante, le sue estensioni più alte coperte da ghiacciai. Cacciatori&#45;raccoglitori del Paleolitico tenuti vicino alle loro fonti di cibo, per lo più situato nelle valli che in seguito sono state inondate dal mare. Pertanto, non è sorprendente che non abbiamo trovato alcuna traccia di loro finora. Fu solo alla fine dell’era glaciale, quando il livello del mare ha cominciato a salire, che il popolo doveva cercare nuovi modi di sussistenza in alto, terra di montagna. Ancora caccia e raccolti cibi selvatici, ma invece di bovini e cavalli, che scomparve insieme con la pianura adriatica, cacciavano capre di montagna e altri animali che abitano il terreno accidentato di montagna. Le prime testimonianze della presenza umana nel campo Velebit, le banali manufatti di selce Mesolitico dagli strati più profondi della Vaganacka Cave vicino a Veliko Rujno, appartengono a quel periodo.

Il Neolitico e l’ Età del Rame
L’ arrivo degli allevatori di bestiame Circa otto anni fa, i primi agricoltori entrati l’Adriatico dal theast sou. Sono arrivati ​​da barche, in piccoli gruppi, portando il grano, fanno pecore e capre mesticated, e la conoscenza di base di coltivazione e allevamento. Caccia e raccolta presto cessato di essere im portante ed è stato sostituito da allevamento. Da allora, e fino a poco tempo, la vita pastorale, ha ri mained una delle più importanti attività economiche Ve lebit. L’ambiente carsico di fers poca terra coltivabile, ma è abbastanza adatto per l’allevamento di ovini e caprini. Pascoli sono sparsi in tutta la montagna a diverse altitudini, permettendo l’uso di stagione. Quando l’erba vicino alla costa si asciuga nella tarda primavera, mandrie salgono verso i prati ancora verdi nascosti tra le rocce calcaree. Trascorrono l’estate nella parte più alta della montagna, sui più grandi e più abbondanti pascoli. Con l’arrivo delle piogge autunnali, come il clima diventa più freddo, le mandrie scendono ancora una volta verso la costa. Questo movimento stagionale delle greggi e dei pastori è andata avanti per migliaia di anni, dall’inizio del Neolitico. Il tempo e l’erosione rimosse tutte le tracce di capanne della modesta dei pastori preistorici e ovili, ma ci sono molte grotte del Carso, che serviva anche come rifugio per le persone ei loro animali. Circa due dozzine di queste grotte si trovano nel Parco Nazionale e nelle sue immediate vicinanze. Spesso sono murate off da muri a secco. Il più grande tra loro avrebbe potuto ospitato sostanziali greggi di pecore e capre. Strati archeologici che si sono accumulati all’interno di quelle grotte contengono materiale informativo rimane &#45; numerose ossa di animali domestici, nonché strumenti di scarto e gli accessori dei pastori. Vasi di terracotta rotto, variamente sagomati e decorati, sono di particolare interesse. Stili di ceramica cambiato nel tempo e, grazie a ciò, siamo in grado di stabilire approssimativamente i periodi in cui alcune delle grotte venivano utilizzati.

L’ Età del Bronzo e del Ferro
Stratificazione sociale e costruzioni monumentali Comunità sono cresciute durante l’Età del Bronzo, quando prime strutture monumentali furono erette sotto la guida delle élite emergenti. Molti colline strategiche e creste prominenti sono stati fortificati racchiudendo bastioni. Tali fortificazioni preistoriche, di solito occupano alte terra, sono noti come fortificazioni. Hillforts chiaramente avuto uno scopo difensivo. In tempi pericolosi, potrebbero servire come rifugio per gli abitanti dei villaggi circostanti. Alcuni di loro potrebbero essere stati insediamenti stabili, sedi del potere dei capi locali. I loro bastioni, costruiti senza malta di grandi ONU pietre squadrate, oggi si trovano in rovina. Simile grandi tumuli a forma di anello, i loro resti possono essere alte diversi metri. Collina affacciano Modric, Seline, Starigrad e Milovac protetti il ​​più grande tratto di terra coltivabile nella zona. Hanno controllato anche percorsi importanti pastori e rotte commerciali che hanno portato in Velebit e attraverso la catena montuosa in Lika. Il mare era la più importante via di viaggio e del commercio, in particolare durante l’Età del Ferro, quando i marittimi liburniche controllati Adriatico. La probabile scopo di un piccolo castelliere sul Veliki Vitrenik era il controllo di navigazione. Situato su un picco significativo sopra l’ingresso di Velika Paklenica, questo castelliere si affaccia su un ampio tratto di canale di Velebit. Da essa, avvertimento tempestivo avrebbe potuto essere rilasciato su avvicina navi nemiche, o il ritorno di amici e parenti annunciati.

La maggior parte delle fortificazioni sono circondate da sepolture di età del bronzo e del ferro capi che detenevano il potere su tutta l’area. Essi sono stati sepolti sotto le grandi, Cairns pietra circolare, in tombe rettangolari fatte di lastre di pietra. La maggior parte dei tumuli sono stati scavati nell’antichità e le sepolture saccheggiato. Al margine settentrionale di Starigrad, nella zona denominata Matkovaca, ci sono diversi tumuli sepolcrali preistorici.

L’ Età Antica
Ascesa e fine della dominazione romana Nel corso degli ultimi due secoli aC, le legioni romane a poco a poco conquistato la costa orientale dell’Adriatico. Autorità romana duraturo è arrivato con la creazione della provincia della Dalmazia, all’inizio del 1 ° secolo dC Con i Romani vennero alfabetizzazione, portando l’area in precedenza controllata da Liburni nelle pieghe della storia. Secoli di “pezzo Roman” seguita, caratterizzata da un’economia monetaria e fondamento delle prime città. Starigrad, romano Argyruntum, nasce in quel momento. L’hotel è situato su una piccola penisola, che copre una superficie di soli 3,5 ettari. A causa di riempimento naturale e artificiale, la penisola è oggi completamente integrato con la terraferma. Argyruntum presto sviluppato in una abbastanza importante città mercato. L’imperatore romano Tiberio fece fortificato da mura e torri nel quarto decennio del 1 ° secolo dC cimitero della città si estendeva lungo la strada che dalla città verso sud&#45;est. Circa 400 tombe sono state scavate, ottenendo ricchi e variabili reperti archeologici: gioielli in argento, bronzo e ambra, ceramica, vasi in vetro e metallo, gli strumenti e le armi. Essi mostrano che la comunità era relativamente benestante e mantenuto vivace legami commerciali con molte parti del Mediterraneo. A giudicare dai reperti dal cimitero, Argyruntum fu abbandonato all’inizio del 4 ° secolo dC La pace fu distrutto dalle incursioni dei “popoli barbari” che alla fine hanno portato giù stato romano, una volta&#45;potente. L’ultimo tentativo di reintegrare la costa adriatica con i resti dell’impero è stata fatta dall’imperatore Romano d’Oriente Giustiniano. A metà del VI secolo dC, Giustiniano costruì un sistema di fortificazioni, al fine di garantire rotte di navigazione e proteggere la popolazione costiera. Muri in rovina e torri sopra Modric (est di Seline) e Sveta Trojica (vicino Tribanj) erano parte di quel sistema di difesa, che solo brevemente rinviato il crollo finale della civiltà classica in Adriatico....

Il Medioevo e l’ Età Moderna
Croati, Turchi, Veneziani e Bunjevci Il Medioevo sono stati segnati da disordini conosciuti come “le grandi migrazioni”. Quello era il momento in cui i croati sono arrivati ​​in Dalmazia. La prima prova conservato della loro presenza nel quartiere è la chiesa altomedievale di San Giorgio a Rovanjska, costruito nel 9 ° o 10 ° secolo dC La chiesa medievale di San Pietro mostra che Starigrad è stato di nuovo abitato. Il cimitero intorno alla chiesa è stata utilizzata dal 13 ° secolo, mentre i più imponenti monumenti sepolcrali &#45; enormi lastre di pietra, a volte decorati con semplici, rilievi superficiali &#45; risalgono alla fine del Medioevo (14 al 16 ° secolo). Due forti erano probabilmente costruite in quel periodo: Vecka Tower, su un promontorio appena a est di Starigrad, e Paklarić, sulla cima di un castelliere preistorico longabandoned, si affaccia l’ingresso di Velika Paklenica. Le guerre con i turchi che seguirono durò per due secoli, devastando la costa e il versante marittimo del Velebit. Nel 1527, i turchi occuparono Lika e l’entroterra della Dalmazia, tra cui il vicino&#45;by Obrovac sul fiume Zrmanja. Tre decenni più tardi hanno occupato gran parte della Ravni Kotari e hanno raggiunto la baia di Cittanova, recidere il legame tra nord e il sud della Croazia. Versante marittimo del Velebit divenne una “terra di nessuno”, la scena d’azione di scontri e frequenti incursioni. I suoi abitanti sono fuggiti e sono emigrati, lasciando la zona deserta. Desolation durò per circa 150 anni. Con il declino della potenza turca, autorità veneziane hanno iniziato ripopolamento Starigrad nel 1671. Entro la fine del 17 ° secolo, quasi tutto il versante marittimo è stata regolata una volta. I coloni erano Bunjevci, una popolazione croata dalle zone limitrofe che erano ancora sotto l’occupazione turca. Quando i turchi finalmente si ritirarono in 1700, l’area è stata riunita con il resto della Dalmazia sotto il dominio veneziano.

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